COLLANA BRIGANTI D'ABRUZZO N. 9
Genere: Saggistica
€ 20,00
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Dal novembre 1861, dopo l'uccisione dei capi briganti
Angelo Florio, di Isola, e Marcello Scalone, detto “Pilone”,
di Sant'Atto di Teramo, la lotta contro il brigantaggio
entrò nella sua fase più aspra.
Fino al giugno del 1862 il territorio teramano fu teatro
Di un crescendo di scontri, rastrellamenti e repressioni.
Si susseguirono numerosi arresti, quelli di Fabio Di Saverio,
detto “Giuntarello”, Fiorangelo Cacchione, Cesare Di Paolantonio,
Antonio De Luca, detto “Boccaperta”, Nicola Persichini,
Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”, Matteo Garrafa, detto “Mattè”.
Venne anche arrestato Fiorangelo Cacchione, “infame sicario”,
che tenterà diverse volte di evadere dal carcere.
Anche chi aveva solo custodito bottini o prestato aiuto
finì nel mirino, come le due sorelle Ciaranca di Pietracamela.
Altri briganti trovarono la morte:
Luigi Izzi, detto “Sartoriello”, Giuseppe Perni,
detto “Lo Svizzero”, Francesco D'Ignazio, detto “Francescone”.
Bernardo Stramenga continuò a sfuggire alla cattura,
mentre la repressione colpì la sua famiglia e i suoi parenti.
Ma le relazioni ufficiali sullo “spirito pubblico”
inviate al Ministero apparivano rassicuranti e dicevano che
Il brigantaggio si avviava alla dissoluzione.
Ma non era vero.Dal novembre 1861, dopo l'uccisione dei capi briganti
AnDal novembre 1861, dopo l'uccisione dei capi briganti
Angelo Florio, di Isola, e Marcello Scalone, detto “Pilone”,
di Sant'Atto di Teramo, la lotta contro il brigantaggio
entrò nella sua fase più aspra.
Fino al giugno del 1862 il territorio teramano fu teatro
di un crescendo di scontri, rastrellamenti e repressioni.
Si susseguirono numerosi arresti, quelli di Fabio Di Saverio,
detto “Giuntarello”, Cesare Di Paolantonio,
Antonio De Luca, detto “Boccaperta”, Nicola Persichini,
Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”, Matteo Garrafa, detto “Mattè”.
Venne anche arrestato Fiorangelo Cacchione, “infame sicario”,
che tenterà diverse volte di evadere dal carcere.
Anche chi aveva solo custodito bottini o prestato aiuto
finì nel mirino, come le due sorelle Ciaranca di Pietracamela.
Altri briganti trovarono la morte:
Luigi Izzi, detto “Sartoriello”, Giuseppe Perni,
detto “Lo Svizzero”, Francesco D'Ignazio, detto “Francescone”.
Bernardo Stramenga continuò a sfuggire alla cattura,
mentre la repressione colpì la sua famiglia e i suoi parenti.
Ma le relazioni ufficiali sullo “spirito pubblico”
inviate al Ministero apparivano rassicuranti e dicevano che
il brigantaggio si avviava alla dissoluzione.
Ma non era vero.gelo Florio, di Isola, e Marcello Scalone, detto “Pilone”,
di Sant'Atto di Teramo, la lotta contro il brigantaggioArmi o denaro!
Il brigantaggio post unitario nel teramano
novembre 1861 - giugno 1862
Dal novembre 1861, dopo l'uccisione dei capi briganti
Angelo Florio, di Isola, e Marcello Scalone, detto “Pilone”,
di Sant'Atto di Teramo, la lotta contro il brigantaggio
entrò nella sua fase più aspra.
Fino al giugno del 1862 il territorio teramano fu teatro
di un crescendo di scontri, rastrellamenti e repressioni.
Si susseguirono numerosi arresti, quelli di Fabio Di Saverio,
detto “Giuntarello”, Cesare Di Paolantonio,
Antonio De Luca, detto “Boccaperta”, Nicola Persichini,
Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”, Matteo Garrafa, detto “Mattè”.
Venne anche arrestato Fiorangelo Cacchione, “infame sicario”,
che tenterà diverse volte di evadere dal carcere.
Anche chi aveva solo custodito bottini o prestato aiuto
finì nel mirino, come le due sorelle Ciaranca di Pietracamela.
Altri briganti trovarono la morte:
Luigi Izzi, detto “Sartoriello”, Giuseppe Perni,
detto “Lo Svizzero”, Francesco D'Ignazio, detto “Francescone”.
Bernardo Stramenga continuò a sfuggire alla cattura,
mentre la repressione colpì la sua famiglia e i suoi parenti.
Ma
le relazioni ufficiali sullo “spirito pubblico”
inviate al Ministero apparivano rassicuranti e dicevano che
il brigantaggio si avviava alla dissoluzione.
Ma non era vero.
entrò nella sua fase più aspra.
Fino al giugno del 1862 il territorio teramano fu teatro
di un crescendo di scontri, rastrellamenti e repressioni.
Si susseguirono numerosi arresti, quelli di Fabio Di Saverio,
detto “Giuntarello”, Cesare Di Paolantonio,
Antonio De Luca, detto “Boccaperta”, Nicola Persichini,
Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”, Matteo Garrafa, detto “Mattè”.
Venne anche arrestato Fiorangelo Cacchione, “infame sicario”,
che tenterà diverse volte di evadere dal carcere.
Anche chi aveva solo custodito bottini o prestato aiuto
finì nel mirino, come le due sorelle Ciaranca di Pietracamela.
Altri briganti trovarono la morte:
Luigi Izzi, detto “Sartoriello”, Giuseppe Perni,
detto “Lo Svizzero”, Francesco D'Ignazio, detto “Francescone”.
Bernardo Stramenga continuò a sfuggire alla cattura,
mentre la repressione colpì la sua famiglia e i suoi parenti.
Ma le relazioni ufficiali sullo “spirito pubblico”
inviate al Ministero apparivano rassicuranti e dicevano che
il brigantaggio si avviava alla dissoluzione.
Ma non era vero.
Codice ISBN: 979-12-82223-06-5
Pagine: 252
Informazioni: FORM. 13X19 INTERNO CON FOTO A COLORI
Status: DISPONIBILE
Anno di pubblicazione: 2026
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