Genere: Saggistica
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COLLANA - BRIGANTI D'ABRUZZO- N. 10
Dopo il manifesto filo borbonico del luglio 1862, il teramano
visse mesi di paura. Il brigantaggio, pur colpito duramente,
non era vinto , benché le relazioni ufficiali sullo
“spirito pubblico” dicessero il contrario. Si susseguivano
comparizioni, perlustrazioni, arresti e processi.
Non pochi briganti vennero catturati, altri fuggirono,
alimentando ronde, rastrellamenti e scontri. Cinquantacinque
detenuti evasi la notte del 2 febbraio 1863 dal carcere
di Teramo furono accanitamente ricercati. Bernardo Stramenga
e altri capi si muovevano tra montagne e villaggi,
sfidando truppe e guardie. Arresti e fughe erano
annotati nei verbali ufficiali. Le famiglie dei briganti subivano
perquisizioni e denunce. I comuni fornivano elenchi di assenti,
sospetti e complici. Le bande restavano attive in tutta
la provincia seminando paura e disordine, tra processi,
incarcerazioni e fucilazioni che colpivano capi e complici.
La caccia agli evasi dal carcere proseguiva senza sosta, le cronache
locali e i registri mostravano un territorio sospeso tra ordine
e rivolta. Tra arresti, fughe, scontri e testimonianze, emerge
un ritratto crudo e reale di uomini, paesi e montagne
in guerra contro la legalità e le autorità. Il 28 aprile 1863
finalmente, venne catturato Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”.Dopo il manifesto filo borbonico del luglio 1862, il teramano
visse mesi di paura. Il brigantaggio, pur colpito duramente,
non era vinto , benché le relazioni ufficiali sullo
“spirito pubblico” dicessero il contrario. Si susseguivano
comparizioni, perlustrazioni, arresti e processi.
Non pochi briganti vennero catturati, altri fuggirono,
alimentando ronde, rastrellamenti e scontri. Cinquantacinque
detenuti evasi la notte del 2 febbraio 1863 dal carcere
di Teramo furono accanitamente ricercati. Bernardo Stramenga
e altri capi si muovevano tra montagne e villaggi,
sfidando truppe e guardie. Arresti e fughe erano
annotati nei verbali ufficiali. Le famiglie dei briganti subivano
perquisizioni e denunce. I comuni fornivano elenchi di assenti,
sospetti e complici. Le bande restavano attive in tutta
la provincia seminando paura e disordine, tra processi,
incarcerazioni e fucilazioni che colpivano capi e complici.
La caccia agli evasi dal carcere proseguiva senza sosta, le cronache
locali e i registri mostravano un territorio sospeso tra ordine
e rivolta. Tra arresti, fughe, scontri e testimonianze, emerge
un ritratto crudo e reale di uomini, paesi e montagne
in guerra contro la legalità e le autorità. Il 28 aprile 1863
finalmente, venne catturato Nicola Di Giorgio, detto “Caldarale”.
Codice ISBN: 979-12-82223-09-6
Pagine: 246
Informazioni: FORM. 13X19 INTERNO CON FOTO A COLORI
Status: DISPONIBILE
Anno di pubblicazione: 2026
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